In questi giorni c'è grande polemica per questa faccenda delle dichiarazioni dei redditi messe a disposizione sul sito dell'agenzia dell'entrate. Facile immaginare che anche se la cosa è stata ritirata poche ore dopo, il danno è stato fatto. Con il computer e con internet le informazioni viaggiano veloci e si possono replicare in men che non si dica in tante di quelle copie...
Già allo stato attuale girano files in formato testo di tali dichiarazioni su emule. Immaginate quindi in questi giorni quale possa essere stato il tasso di condivisione di tali files.
Fermiamoci un attimo. E' sbagliato pubblicare in questo modo dati personali. Si, sono pubblici, ma messi così a disposizione in culo alla legge sulla privacy no, non va bene. Anche i dati societari, i bilanci, gli atti fallimentari, i protesti, le visure catastali, e via discorrendo sono pubblici, ma si pagano! Ci sono dei bei diritti da pagare se si vogliono leggere. Non sono mica disponibili così...come dire "free".
Mi sta anche bene pubblicare le dichiarazioni dei redditi, ma non accessibili in questo modo, da chiunque e con estrema semplicità.
Nonostante questo, è inutile però farsi illusioni.
Qualsiasi dato informatizzato oggi è accessibile, in un modo o nell'altro. Se sul sito dell'agenzia delle entrate sono finiti quei dati, pensateci bene, vuol dire che quelle informazioni erano già state digitalizzate, e lo sono tuttora, e lo saranno in futuro. E comunque sono accessibili a qualcuno. Anche se non fossero pubblicate su internet, volelete che nessuno le vada a leggere? Vi pare possibile che nel nostro mondo perfetto nessuno possa fare un favore ad un altro? O anche solo per curiosità.
Alla Microsoft sono anni che cercano in tutti i modi di lottare contro la pirateria. Eppure il giorno prima del rilascio di un nuovo software sui programmi p2p girano già le versioni ufficiali. Volete che tra migliaia di sviluppatori, beta testers, analisti e quant'altro, nessuno abbia fatto la talpa?
Impossibile.
I nostri politici si sono dimostrati ancora una volta degli irresponsabili, oltre che degli incompetenti in materia di tecnologie, ma noi dobbiamo ricordarci sempre di una cosa: la privacy nell'era della comunicazione e di internet, è un utopia.
Un aforisma dice: "Scrivere su internet è come farsi un tatuaggio. Con la differenza che un tatuaggio è più facile da togliere". E come invece recita un vecchio proverbio: "Quello che non si fa, non si viene a sapere".
Meditate gente, meditate.