martedì, 28 aprile 2009

un saluto

Ieri sono passato per caso sul blog, il mio blog. "Diavolo sono 3 mesi che non scrivo" è stata la prima cosa che ho pensato. Un po' mi manca scrivere qualche balla qui ogni tanto come facevo un tempo, leggere i commenti e passare dai vostri blog. Un po' non me frega niente.

Del resto perchè scrivere su internet a persone che non conosci e che non ti hanno mai visto in faccia? Ma il blog è una sorta di sfogo, di liberazione, di posto in cui puoi dire quello che vuoi, o quasi (almeno finchè le leggi vigenti lo permetteranno...). E allora ho pensato di scrivere un post qualsiasi per raccontarvi di cose qualsiasi, così come mi viene.

In questo periodo sono abbastanza impegnato, o almeno credo di esserlo :P, e il tempo che dedico al pc ormai si è ridotto solamente a lavoro, e raramente a casa lo sto utilizzando per altro, e quando lo faccio non è mai per concretizzare idee sul blog. Questo perchè come dicevo prima, penso: ma chi me lo fa fare? Ci sono un paio di scritti, di racconti, che volevo mettere ma non li ho terminati, non mi convincono del tutto e il tempo per finirli non riesco a trovarlo. Se ho del tempo libero, magari mi metto a suonare, ad ascoltare musica, a leggere un po', e quando posso vado a lavorare al mio progetto di costruzione della solid body che procede, lentamente ma procede. Tutto il resto del tempo che una volta potevo permettermi il lusso di buttare, adesso lo dedico a chi veramente merita di averlo. La mia vita procede come sempre, ma con tante belle cose in più. Il mondo del lavoro è sempre lo stesso, routinario, e come scrissi (se non ricordo male) un po' di tempo fa, ormai non mi da tante soddisfazioni o stimoli, sarà il periodo, spero passeggero, ma l'unica cosa che mi interessa è terminare la giornata, e fare quello che devo, punto!
Ultimamente le giornate e le settimane passano velocemente, e soprattutto in modo meraviglioso. Si perchè ormai ogni cosa e ogni attimo della mia vita è illuminato dal sole. Non esistono più ombre, e sono felice, sto bene con me stesso e con gli altri. Era un equilibrio che non avevo da tempo, chissà forse non l'ho mai avuto, sta di fatto che a memoria non ricordo mai di essere stato così bene, in armonia, maturo e consapevole di tante cose come adesso.

Forse è per questo che non scrivo più qui, a pensarci bene, i periodi più produttivi blogghisticamente parlando sono sempre stati quelli in cui emotivamente non stavo bene, dalle incazzature, alla mia pseudo-depressione, alla solitudine. Si forse il fatto che vengo qui a postare a distanza di tanto tempo è un buon segno tutto sommato. La vita è fatta di periodi da affrontare più o meno belli, diversi tra di loro senz'altro, ma tutti meritano di essere vissuti altrimenti non si cresce. Comunque non ritengo come fanno molti di aver chiuso con il blog o cose simili, d'altra parte mica i blog sono testate giornalistiche con degli obblighi da assolvere? Ma poi tutte queste cose a chi le sto dicendo? Boh? Chi passerà di qua? I miei amici blogger che da sempre mi hanno seguito? Vedremo... Comunque questo è quanto, era giusto per raccontarvi se pur brevemente quello che mi succede e dare un segnale che ci sono ancora.

Buone cose a tutti voi.
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lunedì, 12 gennaio 2009

...

E' difficile concentrarsi sulle cose DA FARE quando hai la testa occupata da altro e vorresti invece fare quello che VUOI FARE. Capita alle volte che sei cosi assorto nei tuoi pensieri che non ti curi più di tutto il resto. Il tempo è sempre lo stesso, e non lo riesci a ripartire tra tutte le cose che dovresti o vorresti. Non ti basta mai!
Improvvisamente sei distratto, fai solo le cose strettamente necessarie perchè devi, mantieni gli appuntamenti perchè non ne puoi fare a meno e controlli le scadenze, ma non leggi più i giornali, non ti interessa cosa succede in giro, le persone ti raccontano delle loro cose e tu li ascolti passivamente. Non ti curi più se stai facendo bene il tuo lavoro, lo fai e basta e non vedi l'ora che arrivi sera, per essere libero di fare ciò che vuoi, di lasciare libera la tua mente di vagare, di pensare, di distrarsi, di vedere e di parlare con chi vorresti tu. Di dedicarti a ciò che conta per te.
Egoista e non curante del resto pensi che finalmente stai bene. Ed è un ottima cosa. Si perde tempo dietro a tante cose inutili, mentre invece le "cose" che contano le accantoni temporaneamente sperando di poterti dedicare a loro appena possibile. Fremi perchè devi fare quella cosa lì ma in realtà ne hai lasciata in sospeso un'altra, o peggio qualcuno. Hai detto una cosa ma non hai terminato il discorso, hai salutato una persona ma non come avresti voluto, sei uscito di casa frettolosamente, sei passato con il rosso o hai preso il treno al volo e ora nella quiete della tua mentre, invece di concentrarti ripensi a tutto il resto e a come (forse) avresti potuto gestirlo meglio. Ma non ce la fai, devi dedicarti ad altro, ti telefonano, ti parlano, ti chiedono...ma tu di fatto non sei presente.

Ieri era domenica, ed è stata una bellissima domenica. Diversa da quelle a cui ero abituato, belle anche loro per carità, a loro modo, ma dal fascino totalmente diverso, e non posso negare che quelle di oggi sono decisamente più belle, più attraenti, più importanti e significative. Perchè quando finiscono mi lanciano una frecciata che arriva dritta dove deve arrivare. Era da tanto che non succedeva, chissà forse non era mai successso. Oggi il colpo lo accuso molto di più. Mi scuote terribilmente, mi sovrasta è un vero e proprio maremoto interno. Ciascuno di noi prova sensazioni ed emozioni, di varia natura e di varia entità. Non sono tutte uguali, ciascuna ti colpisce a suo modo e non sempre ti rendi conto di quanto effettivamente quella emozione sia tale o cosa sia realmente. Il cuore c'entra, ma anche la mente gioca il suo ruolo, non scordiamocelo mai. La maturità influisce sulle percezioni e sul modo di vedere le cose. Ma di alcune cose sono certo. Si perchè un bel dì finalmente ti rendi conto e puoi dire di aver capito qualcosa. Quello che non si fa in un anno si fa in un giorno. Quanta acqua sotto i ponti, quanta neve, quanto vento gelido, quanto caldo soffocante in estate, quanti autunni di pomeriggi freschi illuminati dalla fioca luce del crepuscolo. Forse solo una cosa non cambia mai, quella roccia dura che è il nostro cuore, che però riesce a scalfirsi con poco, anzi pochissimo, si scheggia e viene scolpito mentre ti regala emozioni che vorresti non finissero mai.
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domenica, 28 dicembre 2008

Bilancio 2008

Dopo tanto torno a parlare un po' di me..."ecchissenefrega nun ce lo metti" starete pensando :) Beh il blog serve pure a questo no?! Faccio un attimo il resoconto di questo 2008 che per me è stato un anno veramente rivoluzionario, e nonostante tutto uno dei migliori che abbia passato in vita mia, anche se ci sono stati momenti per niente facili da gestire. 
Piccolo scambio di battute con una persona il primo di gennaio, stampato nella mia mente:

"di che colore lo vedi questo 2008?"
"...mmm non so il numero 8 mi da una sensazione di colore scuro"
"oh mamma! sempre negativo pensi"

Chiaro che previsioni per il futuro non ne avevo fatte, anche se in fondo al mio cuore sapevo che le cose stavano messe male, ma di certo non mi aspettavo quello che poi è accaduto, quindi risposi d'istinto pensando alla sola sensazione che quel numero mi suggeriva. In pratica, a mio modo di vedere, dissi una cosa del tutto inutile e fine a se stessa.

Scuro? A pensarci bene oggi no! Tirando due somme il 2008 mi ha cambiato la vita, e detto "tra noi" sto aspettando al varco il prossimo passaggio. Si perchè ormai lo sento nell'aria che qualcosa succederà, due cose potevano stravolgere la mia esistenza, una già è successa, l'altra ancora deve arrivare ma ne percepisco il fiato sul collo, è solo questione di tempo. E forse sarà meglio che arrivi al più presto, perchè spesso, ciò che ti spaventa soltanto perchè non lo conosci alla fine quando lo vivi non è poi così male, anzi...Comunque, vedremo.
C'è stato tutto in questo 2008, da un inizio non certo esaltante a causa di vecchi residui dell'anno precedente all'illusione di una ripresa, la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e poi dopo la solitudine dei miei pensieri, il silenzio, la maturazione interiore, le nottate insonni, le domeniche mattina d'estate passate ad ascoltare musica guardando il mare e il lento riscoprire me stesso, fino ad una vera e propria rinascita avvenuta qualche tempo fa. Più un ritorno di fiamma non indifferente, che a molti potrebbe sembrare una follia, ma per me non lo è: suonare la chitarra. Qui si apre un capitolo a parte e non mi dilungherò, vi dico solo che anche se non sono un musicista fa parte del mio equilibrio, del mio modo di essere, e giusto per farvi capire come stavano messe le cose, erano anni (un paio circa, forse anche di più) che ormai lo strumento non lo degnavo neanche di uno sguardo, una cosa totalmente inconcepibile per me. In definitiva, mi sono normalizzato interiormente.

Sebbene posso dire di stare bene e di essere sereno, manca ancora qualche piccolo tassello da mettere a posto. Ma sono fiducioso. In passato ho vissuto momenti di serenità e felicità diversi da questo, ma erano altri tempi e altre situazioni, e non mi riferisco solo all'aspetto sentimentale della mia vita. Si perchè, sebbene chi mi conosce un po' anche soltanto dal blog può leggere in questo post riferimenti del genere non è solo quest'aspetto che è cambiato in me. Certo, è stato il più determinante e quello da cui imprescindibilmente nasce tutto, ma dentro di me ho sentito parecchie scosse di terremoto, e adesso mi devo solo assestare. Ecco, diciamo che questo assestamento benchè in corso non è del tutto finito e a volte ho la sensazione di compiere dei passi nel vuoto. Ma forse è solo una sensazione. Sono cosciente che in materia di felicità si può fare di meglio, sia per me che per chi mi sta accanto, e mi sto adoperando per questo.

Non mi resta che ringraziare chi mi vuole bene, e chi di loro ho trattato male a causa del mio orgoglio, del mio "sono fatto così" e della mia mancanza di volontà nello stabilire un approccio costruttivo, anche se sapevo che mi avrebbe fatto bene. E ringrazio chi, alla fine ha avuto la pazienza e la buona volontà di ascoltarmi e di darmi una mano, non lo dimenticherò mai, è stato fondamentale.

Ringrazio chi, non si è mai accorto di niente ed ha continuato a trattarmi come se niente fosse, facendomi sorridere anche solo per un attimo con le cose della vita quotidiana.

Ringrazio chi, se ne è accorto ma ha fatto finta di niente, semplicemente per delicatezza.

Ringrazio chi, non conoscendomi e facendo soltanto quello che doveva fare, pensando ai cavoli suoi, senza saperlo mi ha fatto realmente capire da che parte volevo stare.

Ringrazio le malelingue che hanno parlato alle mie spalle, le cose si vengono a sapere prima o poi, mi amareggia solo il fatto di ammettere che avevano ragione.

Ringrazio chi mi ha trattato male e non mi ha capito, che a mia volta ho trattato male sia di conseguenza che per miei motivi personali. Chi si è permesso di dirmi cose che non mi doveva dire, chi ha cercato di prendermi a schiaffi, e chi da parte mia si è beccato i (meritati) vaffanculo.

Ringrazio chi, sapendo ben poco delle mie cose personali oggi mi trova come "ero una volta" ed ha piacere di frequentarmi e stare con me nuovamente.

Ringrazio anche tutte le persone che ho conosciuto recentemente, loro adesso fanno parte di quel nuovo capitolo iniziato pochi mesi fa quasi per caso, che attraverso cose semplici e normali mi aiutano nel tenermi fiducioso e vivo. In particolare mi riferisco a te, se stai leggendo, sai che mi riferisco a te.

Ringrazio infine me stesso, perchè per come sono fatto, di momenti da solo come un cane ne ho passati parecchi, a cominciare dalle feste di Pasqua. Ma era quello che volevo. Ho tenuto duro pur non sapendo che cosa fare, che decisione prendere, che strada percorre, ma alla fine ho deciso per il meglio. Tornassi indietro rifarei tutto così, i risultati si sono visti, peccato solo per il tempo perso...che perso poi in fin dei conti non lo è stato, perché oggi sono più grande e più forte di ieri.

Buon 2009 a tutti voi, ricco di cose positive.



domenica, 16 novembre 2008

Imparare a pescare

Il mare è pieno di pesci, bisogna solo imparare a pescare.
Bisogna imparare a conoscere le correnti, le fasi lunari e cercare di capire dove va il vento. Lo so non è facile, sono capacità che si acquistano nel tempo, e nessuno, neanche il più bravo dei pescatori potrà mai affermare di aver capito tutto fino in fondo e di conoscere i mille dettagli che gli oceani riservano. Perfino il più grande dei navigatori potrebbe trovarsi in difficoltà con il mare grosso, ma l'importante è destreggiare la situazione, uscirne vivi e soprattutto a testa alta. Alle volte si rimane sempre intorno allo stesso scoglio per paura che, allontanandosi non si sa a cosa si va incontro, oppure semplicemente per timore che una corrente troppo forte possa attrarti in un vortice dal quale difficilmente riuscirai ad uscire, se non affogando ci dentro, completamente.
Ma alla fine bisogna avere il coraggio di osare, di andare dove si formano le onde più alte. Magari in quelle acque esistono mervigliose gorgonie, anemoni e coralli dalle sfumature bellissime che stanno li da anni e non aspettano altro che essere ammirati e apprezzati da qualcuno. Imparare a pescare significa avere pazienza, saper riconoscere e aspettare la preda giusta. Senza fretta. Qualche volta capita di sbagliare e di prendere il pesce piccolo o quello non tanto buono da mangiare, ma con il tempo questa capacità si affina e soprattutto la conoscenza delle correnti e la pazienza porteranno ad ottenere i migliori risultati. Occorre navigare, in lungo e in largo, si affronteranno tempeste ma ci saranno anche momenti in cui il mare sarà calmo come una tavola permettendo di stare tranquilli e prendere il sole. La forza del mare non va mai sottovalutata, è li che ti aspetta pronto ad inghiottirti, oppure a regalarti qualcosa di magnifico ed inaspettato facendoti ritornare in porto più uomo e completo di prima. La potenza della natura è indomabile, bisogna solo imparare a conoscerla perchè di certo non puoi cambiarla.
lunedì, 22 settembre 2008

Il Vaso

Spero che riusciate a cogliere la metafora, e che vi piaccia.


***

Stavo tornando a casa dal lavoro, andavo di corsa a piedi per una strata affollata e piena di negozi, quando, passando da una vetrina non potei fare a meno di notare un magnifico vaso tutto decorato e con dei bellissimi intarsi di madreperla incollati sopra. Qualche giorno dopo sarebbe stato il nostro anniversario di matrimonio, e pensai che sarebbe stato un bellissimo regalo per mia moglie, ma anche per entrambi, dato che già immaginavo che lo avremmo messo nel salotto a cui si accede subito dopo l'ingresso in casa nostra, in bella vista a chiunque fosse entrato.
Entro deciso in negozio e senza troppe domande lo compro. Il commesso cercava in tutti i modi di spiegarmi l'origine della manifattura, cosa rappresentasse e tutti i dettagli che un normale acquirente con la puzza sotto il naso avrebbe voluto sentire. Ma io no, avevo le orecchie scollegate, quel vaso era talmente bello che non mi importava se fosse stato fatto da rinomati artigiani piuttosto che prodotto in serie in qualche sperduta fabbrica orientale da bambini sfruttati 14 ore al giorno. No, non mi importava e il commesso ad un certo punto lo ha capito, rendendosi conto che era meglio approfittare ed incassare subito quei soldi mentre io ero completamente assuefatto dalla situazione, prima di qualsiasi mio ripensamento. Sono uscito dal negozio soddisfattissimo, contento come un bambino, non vedevo l'ora che arrivasse il nostro anniversario per poter dare a mia moglie il vaso, dirle qualcosa di dolce e vedere nei suoi occhi quella lucentezza che da sempre accendeva il mio sorriso, e il mio cuore.

Il giorno tanto atteso arrivò, per l'occasione sia io che lei avevamo preso un permesso dal lavoro, in modo da passare la giornata insieme, anche se di fatto era un anniversario come tanti, nel senso che non si festeggiavano traguardi come i 20 o i 30 di matrimonio. Noi eravamo ancora molto giovani, non eravamo arrivati nemmeno alle nozze di cartone. Mi alzai presto e corsi a mettere il pacco regalo in cucina per farle una sorpresa, un po' come si fa con i bambini la mattina di Natale con i regali sotto l'albero. Lei dormiva ancora, ma di li a poco si sarebbe alzata, e di sicuro sarebbe andata in cucina a preparare il caffè.
Successe esattamente questo, ed è veramente difficile descrivere lo stupore di lei davanti a quell'enorme pacco rosso con il fiocco blu che troneggiava sul tavolo. Io mi sono gustato la scena in silenzio, accucciato appena dietro la porta e soltanto con un occhio che sporgeva, aspettando solo il momento buono per balzare dentro, dire quello che dovevo dire, e buttarle le braccia intorno al collo per baciarla. E' stata molto sorpresa dal mio gesto e anche molto felice, e come immaginavo, il vaso le è piaciuto tantissimo. Non avevo dubbi la conosco troppo bene, quello che piace a me piace pure a lei. E poi quel vaso aveva qualcosa di magnetico ed irresistibile.

Purtroppo però quell'oggetto non fu tanto fortunato. Qualche tempo dopo mentre lei toglieva la polvere accidentalmente lo fece cadere, si ruppe, niente di grave, ma si rese necessario farlo riparare incollando le parti rotte. Era più il dispiacere di aver rotto un regalo così bello che il danno in se stesso. Però non è finita qui. Durante una cena con amici, io poggiai il gomito sul mobile che lo ospitava, senza rendermi conto di urtarlo e finì di nuovo per terra, rompendosi. Stavolta lo incollai io stesso, dato che portalo di nuovo presso un artigiano specializzato sarebbe costato troppo. Non venne perfetto, era guardabile ma non impeccabile, aveva perso un po' del suo fascino, ma ci piaceva anche così. Era stato un regalo importante, comprato con il cuore, piaciuto tanto e accettato con felicità.
Però oltre al suo magnetismo e alla sua irresistibilità estetica quel vaso sembrava portare con se un innata sfortuna, un incontenibile attrazione verso il pavimento. Cadde spesso, molto spesso, alle volte soltanto scheggiandosi, altre invece rompendosi da qualche parte che io prontamente incollavo di nuovo. Arrivò il giorno in cui, pieno di crepe ormai, cadde un'altra maledetta volta. Non ricordo chi di noi lo buttò a terrra, sta di fatto che ci eravamo annoiati di ricostruirlo. Lo lasciammo li, senza farci caso, dove rimase per tanti giorni mentre lo ignoravamo come se niente fosse. Quei cocci buttati alla rinfusa sul pavimento era come se non esistessero.

Però il tempo passa e porta via con se qualsiasi cosa, e dopo qualche tempo ci rendemmo conto che non era più il caso di tenere quei cimeli sparsi sul pavimento. Quel vaso era fonte di bei ricordi, era stato un magnifico regalo in uno splendido giorno pieno di amore e di serenità, ma adesso basta, ridotto il quel modo non aveva senso tenerselo, e poi ormai era chiaro che quell'oggetto era affetto da qualcosa che gli impediva di mantenersi in equlibrio. Cadeva sempre, e mai una volta che fosse rimasto intero, subiva sempre qualche danno.
Raccogliemmo i cocci insieme e ognuno di noi due raccolse determinati pezzi ben precisi, quelli rotti a causa dell'altro per l'esattezza, osservandoli con attenzione mentre li prendeva e riponendoli distrattamente in uno scatolo. Dopo, insieme lo gettammo senza pensarci più, per poi, lentamente dimentincarcene. Se dovessi dirvi di che colore era o come era fatto, oggi queste cose non me le ricordo.

anielpep
postato da anielpep alle ore 23:05 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
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"Sono così eccitato che non riesco a stare seduto, ne a concentrarmi su qualcosa.

Credo che sia l'emozione che solo un uomo libero può provare.

Un uomo libero all'inizio di un lungo viaggio, la cui conclusione è incerta.

Spero di farcela ad attraversare il confine.

Spero di incontrare il mio amico e stringerli la mano.

Spero che il pacifico sia azzurro come nei miei sogni.

Spero."

"Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank - La primavera della speranza" (Le ali della libertĂ ), Stephen King


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